Onore

La diffamazione via internet integra l’aggravante dell’aver commesso il fatto col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità

05 SETTEMBRE 2019 La Corte d’appello di Messina ha confermato la sentenza del giudice di prime cure che aveva ritenuto l’imputato colpevole del reato di cui all’art. 595, comma 3, c.p. . In particolare, veniva contestato all’imputato di aver compiuto l’azione criminosa ai danni della persona offesa in quanto “comunicando con più persone, in particolare inviando sulla e-mail del profilo del social network Facebook, inviava una nota che offendeva la reputazione della vittima con l’aggravante di aver commesso il fatto mediante l’attribuzione di un fatto determinato e con il mezzo di un sito internet pubblico”.